Meditazione e “non sapere”

Meditazione e “non sapere”

 

Le scuole di meditazione e le modalità per meditare che si sono tramandate nei secoli hanno continuato, soprattutto dopo gli anni 60/70, a moltiplicarsi. Nuove tecniche e nuove sintesi pratiche infatti nascono da una continua contaminazione ciclica East/West.

Se da una parte questo processo non è altro che lo specchio del crescente interesse per la materia, in un periodo nel quale le creatività individuali hanno libero sfogo, si corre ancora più il rischio di confondersi. Sono sicuro che alcuni di voi si saranno chiesti, ma qual’è la pratica migliore o giusta per me?

Vedo la questione in modo abbastanza radicale. La domanda giusta è cos’è la meditazione e non qual’è la meditazione migliore o giusta per me. Questo perchè qualsiasi tipo, modello, modo, tradizione, corrente ecc. di meditazione si pratichi si riferisce alla Meditazione e non al processo tecnico che fa da tramite.

Quindi, sappiamo cos’è la Meditazione? Meditazione non è sedersi in silenzio e seguire una pratica o un’altra, Meditazione è proprio tutta un’altra cosa…è un’altra dimensione!

Vedete che una volta che lasciamo perdere il tipo, l’approccio, il metodo, la corrente, l’insegnamento e tutte queste cose qui, utili per carità, una volta mollato tutto questo, incluse le domande su cosa sia Meditazione, ci si ritrova in un perfetto silenzio.

In questo perfetto silenzio, catapultati nel momento, si può percepire la qualità del “non sapere”. Il “non sapere” è infatti ciò che trasmette il momento. Stiamo in questo “non sapere”. Non sapere cosa sia cosa e cosa sia Meditazione.

Qui è Meditazione.

Da questo momento emerge umiltà, fermento, curiosità, illuminazione, pienezza…

Ma veramente non conosciamo, oppure stiamo conoscendo le qualità del “non sapere” del “not knowing”? Vedete il trabocchetto? La mente che dice “non c’è niente da conoscere perchè non c’è un oggetto, quindi non c’è niente d’interessante”, e una volta via anche questo oggetto siamo di nuovo in grado di conoscere il “non conoscere”.

Dico in questo silenzio senza gli oggetti della mente, senza la pratica, senza il modo, senza correnti, senza “io faccio così” e anche senza le domande sulle cose, non stiamo conoscendo qualcosa che emana delle qualità?

E’ un confine sottile, ed è l’evoluzione della consapevolezza che ci sposta verso confini più sottili, e Meditazione per essere conosciuta direttamente pretende che ci si avvicini ad essa “senza sapere già” (“Libertà dal conosciuto” – J. Krishnamurti). Non sto suggerendo che la conoscenza sia da rottamare, ma che per conoscere la Meditazione bisogna lasciare il contenitore delle cose (mente) da parte. Questo contenitore contiene anche il tipo, l’approccio, il metodo, la corrente, quello che l’amico o il maestro ci ha detto o non detto.

Quello che comunemente chiamiamo meditazione con la “m” minuscola ci fa confondere la dimensione che “emana” ed è “responsabile” delle qualità del “non sapere”, con le tecniche stesse. Ma la Meditazione non ha nulla a che vedere con le tecniche, anche se le stesse sono utili. Mi sta a cuore trasmettere che le tecniche stesse non sono il punto o la ragione per meditare.

Se mettiamo da parte le condizioni, le pratiche, i metodi, le correnti allora non condizioneremo il processo di conoscenza del momento, che senza oggetti ha la qualità del “not knowing”.

Tutti i metodi, le pratiche, i tipi, le correnti, i modi sono per arrivare a conoscere cos’è Meditazione. Non sono li per se stessi, ma come tramite. E solo se usati come tramite possono metterci in condizione di conoscere la Meditazione.

Se ci concentriamo sul tramite, o gli altri oggetti della mente avremmo creato il futuro. Infatti vedete come la mente dice, “bhe mi concentro su questa pratica, su questo metodo così poi arriverò alla Meditazione”, ed è qui che si fa interessante la questione.

I metodi e la Meditazione sono assieme e non in sequenza!

Libertà o Meditazione non sono il prodotto della pratica, anche se la pratica è fondamentale.

Se comprendiamo questo punto ci rendiamo conto che la libertà è adesso, non nel futuro. E’ solo adesso, e spostarla nel futuro significa privarsene adesso e per conoscere la Meditazione basta conoscere quel silenzio che ha le qualità del “non sapere” che emerge una volta che si presta attenzione a ciò che rimane “tolti” gli oggetti della mente.

Altrimenti, spesso senza saperlo, usiamo la pratica come scusa o metodo per rimandare il fine. La corrente, il modo, la religione diventano le nuove giustificazioni per non esser liberi.

La Meditazione è conoscere il “non sapere” e può essere fatto solo ora. E ditemi cosa centra la religione, il modo, la pratica, la corrente con il conoscere il “non sapere. Tutto ciò diventa ben presto una scusa per sapere, appartenere, costruire un’identità, che non sono altro che oggetti in ciò che va ignorato per conoscere la Meditazione. Vedete com’è binaria la questione?

Mi auguro che questo articolo sia utile per orientarci verso la Meditazione e anche per contestualizzare in parte il significato di “Meditazione Laica Occidentale”. Infatti il motivo d’essere di questo progetto è quello di non sposare uno o l’altro metodo o corrente di meditazione, ma di utilizzarli solo come tramite per esseri liberi di conoscere Meditazione.